Fa caldo, dovresti toglierti maglia e calzoni e stenderti sul balcone, il corpo tutto esposto alla vista di corvi e passeri, i quali manifesteranno nessun desiderio del suo biancore, e lasceranno che il sole lo asciughi, tutto, che la pelle, la tua pelle, si faccia sacca e ruga per poi lentamente aprirsi e dare spazio ad un effluvio di visceri, finalmente liberi.
- non c'è più
- che facciamo?
- non lo so
- festeggiamo?
- sì sì sì
- e poi?
- siamo felici…
- dici?
- boh…


Si vocifera che splinder chiuderà entro la fine del mese sì che tutti noi si vada perduti in non si sa qual buco nero. Poco male per le mie note, sempre state di scarso interesse e che certo non meritano l'immortalità digitale. E d'aldronde nessuno s'accorgerà della privazione.
Mi spiace per qualche spazio che seguo: saranno salvati nelle mie capaci memorie (sempre elettroniche) portando nuovo peso ai rimpianti…
Si vedrà.

"Io li ho letti tutti"
"Lei sa chi sono io?"
"Dovrei saperlo?"
"Ecco"
Un treno è un treno, ha le ruote la locomotiva i vagoni.
Un
attaccapanni è cosa totalmente diversa sia come forma che come funzione.
Poniamo che oggi, raggunti i sette miliardi di umani, quattro ne periscano insieme per una qualche causa, tipo l'acqua. Non vi sarebbe comunque una sola morte in più di quante già programmate, e nessun insulto alla vita, insulto che (ove possibile) la morte non può certo esprimere, nella disponibilità quant'è dei soli umani viventi, della cui sorte nulla importa alle altre forme di vita. Epperdipiù l'umano è fastidioso ingombrante e noioso. Il solo vivente che si lagna del proprio destino, e molto buffamente, considerato che è l'unico cui il caso ha dato in sorte di porre mano a quell'insensato destino.
Partorito questo informe ratto, mi appresto, impermeabile ed ombrello, a percorrere i 1850metri che mi separano dal ponte sul Po, dove saremo in tanti ad interrogare l'acqua che fermenta, condividendo apprensioni e scongiuri e severe condanne verso chi non operò per il pubblico bene. E tacendo, ovviamente, il desolato e sporco desiderio che il fermento di sotto si muti improvviso in un'onda che ammuti il chiacchiericcio vanitoso dei coatti a ripetere, per tutta la vita e sui più diversi ponti, il proprio numero di scarpe.




Che nulla cola, pur essendo il corpo ampiamente aperto, è evidente, rigorosamente pulito il pavimento. Nessuno avrebbe ipotizzato che fosse vuoto quel corpo. Si muoveva parlava a volte s'agitava e s'occupava non solo di fisiologia. Tutti ad ipotizzare scrosci (indefiniti) dopo l'apertura. E invece nulla. Probabilmente si trattò di un abbaglio, non grave, ci mancherebbe. Ma sempre un abbaglio. Ma chi lo subì l'abbaglio? Non si sa.
Si fu insieme a quel corpo in luoghi diversi ed in diverse occasioni. Si mangiava si parlava si ascoltava, a volte negli intervalli si passeggiava. Io dicevo "Io no!" e il corpo confermava. Si scattavano fotografie di poco conto che restavano chiuse nella magiche scatole. Quando volavano gli uccelli si guardavano volare gli uccelli. Ci si salutava promettendosi "Alla prossima".
Guardandolo così secco quel corpo, sorrido. E' bene che si sia trattenuto e che abbia saputo (chissà come!) non cedere e alla curiosità e alla vanità. Neppure sangue neppure piscio. "Gli uccelli non volano" mi disse un pomeriggio ai piedi delle Dolomiti, "Semplicemente si spostano perché si devono spostare. Il volo è la nostra poesia, il nostro falso".
Alla prossima.
<<Io non è che parlo molto.
Taglio capelli, sono un barbiere>>
"Siamo nel 1949 a Santa Rosa in California. Ed Crane è barbiere triste, senza nessuna prospettiva. Sospetta che la moglie Doris abbia una relazione. Per reagire in qualche modo decide di investire denaro nel nuovo business del lavaggio a secco. Estorce quindi la somma di 10.000 dollari all'amico Dave, che poi è l'amante della moglie e, in un raptus, lo uccide. La moglie è l'indiziata numero uno, e il barbiere si trova in una situazione senza uscita. Anzi l'uscita, alla fine c'è: la peggiore. I fratelli Coen tornano, dopo Fratello, dove sei?,con un film altrettanto importante ma meno accattivante per il pubblico. Una sceneggiatura egregia che avrebbe meritato un Oscar. Rigorosi, attraverso un umorismo sottile e uno splendido bianco e nero, confermano la passione per il cinema noir. La provincia, le manie dell'epoca, il razzismo, il racket del gioco, tutto è rappresentato ad arte. Grande interpretazione di Thornton qui alla sua prova di maturità. Sempre efficaci James Gandolfini e la moglie del regista, Frances McDormand (Oscar per Fargo)."

